Marcoelitaliano
16/02: L'Isola e la Metropoli
BANGKOK, THAILANDIA
Dopo 10 settimane da Robinson Crusoe, il bisogno di fare, andare, vedere era divenuto insostenibile. Ho cosi' salutato quella che era stata la mia casa durante settanta giorni e i suoi (pochissimi) inquilini. Mimi, angioletto di 4 anni, dava l'impressione d'essere in quel momento la bimba piu' triste del mondo. Stava perdendo il suo paziente compagno di giochi e mi guardava come se con la mia partenza avessi appena violato un tacito patto di amicizia eterna. La mia vita e' sempre stata cosi': il momento degli addii prima o poi arriva.
Mi sono fermato a Chumphon per un giorno. Non me la sentivo di teletrasportarmi direttamente nella grande metropoli. Ed e' stato un bene: ha fatto da area di sosta, da intercapedine fra la quiete millenaria di un'isola impermutabile e le sabbie mobili sociali impregnate di luci e rumori di Bangkok. La mia astinenza da urbe era tale che a sera sono uscito per andare a cena lasciando pero' il portafogli in camera (la vita su Ko Chang era basata sulla fiducia reciproca). Per fortuna me ne sono accorto prima di ordinare la cena.
La citta' di Bangkok deve evidentemente aver ricevuto qualche sorta di minaccia terrorista e all'entrata della metro a Hualamphong c'erano un poliziotto e un metal detector in servizio. L'agente mi ha chiesto di aprire lo zaino, ne ha distrattamente osservato il contenuto durante due secondi e mi ha fatto quindi il piu' monumentale dei saluti marziali, manco fossi stato Napoleone Bonaparte. La solita parodia, specchio per le allodole.
Tanto a Chumphon come a Bangkok, dormire non e' esercizio tanto naturale quanto lo era invece sull'isola. La brezza marina non e' rimpiazzabile da un ventilatore, ne il canto delle cicale e il lontano richiamo delle scimmie possono esserlo da clacson, grida e luci al neon. Ci sono molte meno zanzare ma, paradossalmente, questo e' un male perche' i letti non sono forniti di zanzariere. E una sola zanzara libera di pungerti rompe le scatole infinitamente piu' che non cento d'esse tenute a distanza dalla rete.
Il primo giorno nella capitale l'ho dedicato allo shopping. Cercavo una scacchiera magnetica da viaggio che non sono riuscito a trovare e un libro sul Taoismo, mio ultimo amore, che neanche sono riuscito a trovare. Sono pero' risucito a trovare un paio di ciabatte. La venditrice in uno dei tanti punti vendita dell'MBK mi ha chiesto se le volevo entrambe dello stesso colore. L'ho guardata con sospetto temendo che la seguente domanda sarebbe stata: "Vuoi un destro e un sinistro o preferisci due sinistri?" La signora si e' affrettata a puntualizzare che David Beckham indossa due scarpe di diverso colore. E a me e' venuto davvero spontaneo: "David Beckham! Perche' non l'hai detto prima?" Qui devo aprire una parentesi sull'uso di retorica e sarcasmo in Thailandia. Non fatene uso. Mai. Questo e' un Paese dove nessuno capirebbe un film dei Monty Python. La mia frase, credo di poter affermare con ragionevole sicurezza, avrebbe dovuto suonare come una versione piu' ludica e raffinata di "Chi se ne frega!", invece la negoziante l'ha interpretata alla lettera, come una sorta di reprimenda per non essere stata maggiormente celere nella condivisione di tale indispensabile pezzo d'informazione. Sono stato quindi costretto a riformulare in termini meno Britannici e piu' Germanici l'idea e alla fine sono uscito dal negozio con due ciabatte dello stesso colore.
Due giorni a Bangkok ed ero gia' esausto. Mi manca il mare, l'amaca e il quotidiano contatto con la natura. Mi sono ricordato del Cafe Wawee, un'oasi di pace con tanto di piccolo stagno in stile Giapponese abitato dai pesci della fortuna e un gatto color cannella che li punta sperando nella sua di fortuna. Ci passo il pomeriggio leggendo. Almeno su questo punto posso continuare l'attivita' da spiaggia. E' curioso: mi ci erano voluti 70 giorni per sentire il bisogno di abbandonare l'isola, ma solo 48 ore per desiderare di tornarci immediatamente.
La vita sociale e' un capitolo a parte nel quale la citta' gioca con chiaro vantaggio sull'isola. A Ko Chang questa era generalmente limitata a Ya (gia' citato nel precedente blog) e John, un Tedesco calvo e gentile e sempre tranquillissimo. Ci sono stati poi occasionali visitatori che restavano per pochi giorni e dei quali a volte non sono arrivato neanche a scoprire i nomi. L'ultimo emendamento alla mia personalissima e poco democratica costituzione mi vieta di stringere amicizia con chiunque mi avvicini con ovvieta' (tipo "Di dove sei?). Possiedo una certa facilita' nello stabilire regole di intransigenza talebana, ma tale intransigenza nasce dal subconscio sapere che prima o poi mi stanchero' di tale regola e la cambiero' per un'altra similarmente assurda. E' un po' quello che fa il bambino quando decide che mai e poi mai tornera' a parlare con quello che fino a un'ora prima era il suo migliore amico. In un certo senso non sono mai cresciuto.
Comunque, applicare tale regola in un luogo semidisabitato e' garanzia quasi totale di ascetica solitudine. L'ultimo ospite che abbiamo avuto, in ordine cronologico, e' stato un Americano grasso, borioso, logorroico, ex marine, tre quarti di secolo di vita alle spalle. E' restato solo mezza giornata. Non ha smesso per un attimo di parlare. Era una di quelle persone che amano ascoltare il suono della propria voce, ignare della noia che causano al prossimo. Io m'ero tenuto alla larga per tutto il pomeriggio, poi era pero' arrivata l'ora della cena e non potevo piu' schivarlo. Eravamo in sei quella sera. Parlava solo lui. Io tagliuzzavo e masticavo i pezzi di maiale fritto e ascoltavo mio malgrado i racconti di quella che, fosse stata raccontata con maggior cura e minor desiderio di impressionare, sarebbe probabilmente stata una vita interessante. A un certo punto ha interrotto il soliloquio per chiedermi -Si, avete indovinato- da dove venissi. "Italia". Seconda domanda: "Sei in vacanza?" "Piu' o meno". Il fatto e' che non mi piace mentire, e rispondere "Si, sono in vacanza" significherebbe implicitamente affermare che fra due o tre settimane dovro' tornare ai miei obblighi lavorativi da cui mi e' stata temporaneamente concessa detta vacanza. "No", d'altra parte, mi obbligherebbe a fornire ulteriori informazioni a proposito del mio stile di vita. "Piu' o meno" e' un modo come un altro per non rispondere senza pero' sembrare scortesi. Solo che il senso dell'analisi dell'ex marine era pari alla sua forma fisica e ha cosi' continuato: "Beh, se non sei in vacanza vuol dire che ti stai nascondendo. Ci dev'essere da qualche parte una moglie che ti da la caccia". Questo, seguito da una risata al limite della demenza senile. Ora non ero piu' disposto a lasciare la pistola nella fondina. "Se mi stessi nascondendo da qualcuno o da qualcosa e uno sconosciuto mi chiedesse se non mi sto per caso nascondendo da qualcuno o da qualcosa non potrei certo rispondergli che mi sto nascondendo da qualcuno o da qualcosa, sarei quindi costretto a dirgli che sono qui in vacanza per cui alla fine lo sconosciuto non saprebbe comunque se sono davvero in vacanza o se mi sto nascondendo da qualcosa o da qualcuno ma non voglio riconoscerlo". Non volevo nemmeno far suonare la frase troppo sgradevole, un semplice giochino vero-falso-vero che ha pero' sortito l'effetto di zittire l'ex marine il cui cervello mononeuronico ha cercato invano durante vari secondi di decifrare il messaggio criptato appena ricevuto, per poi arrendersi e andare a letto (con grande sollievo di tutti i commensali).
ENGLISH
The english version of this article is available on Travelblog.org
Link: The Island and the City
Categoria: General
Scritto da: marcodaprile
Commenti
Giorgio ha scritto:
Commissa' le tue capacità narrative migliorano sempre più, comunichi davvero bene!
un applauso per i Monty Python...
un applauso per i Monty Python...
24/02 15:20:01
Daniele Belluco ha scritto:
Interessante come al solito.
Rilevo, con piacere, che continui nell'uso della retorica nonostante sortisca sempre l'effetto contrario a quello voluto (tenace). Noto, divertito, che oltre che aver smerd.... Beckham (adesso Milanista), alla fine hai comprato delle ciabatte Bianconere ( coraggioso ). A presto ....
Rilevo, con piacere, che continui nell'uso della retorica nonostante sortisca sempre l'effetto contrario a quello voluto (tenace). Noto, divertito, che oltre che aver smerd.... Beckham (adesso Milanista), alla fine hai comprato delle ciabatte Bianconere ( coraggioso ). A presto ....
24/02 21:57:37
stefano ha scritto:
CIAO CARO È CON GRANDE PIACERE POTER SEGUIRTI NELLE TUE MERAVIGLIOSE AVVENTURE, PURTROPPO LAVORO E FAMIGLIA MI PORTANO VIA TUTTO IL TEMPO DEL MONDO.....TI PENSO MA NON SONO RIUSCITO MAI A LEGGER TUTTO CIÒ CHE SCRIVI, QUINDI MI SCUSO E TI AUGURO BUON PROSEGUIMENTO!!!!
Stefano dal caffè di Arguineguin
Stefano dal caffè di Arguineguin
25/02 13:36:56
Sandry ha scritto:
Hello me friend, come te la passi?!
gran bel quadro sta Thailandia, da incorniciare.
ma non è che sei nei "parage" che c'è il socio Andrella che si aggira "da sti pizzi"...nun se sa mai con te per quello io faccio sto tentativo.
a toute l'heur
gran bel quadro sta Thailandia, da incorniciare.
ma non è che sei nei "parage" che c'è il socio Andrella che si aggira "da sti pizzi"...nun se sa mai con te per quello io faccio sto tentativo.
a toute l'heur
26/02 10:28:21
Barbara ha scritto:
Fratello, complimenti per le ciabatte zebrate...aggressive!!!
Ti abbraccio forte!
Ti abbraccio forte!
26/02 11:05:15








Luca ha scritto: