KO CHANG, MARE DELLE ANDAMANE, THAILANDIA
Stando a uno studio portato avanti dal Project Gutenberg su una base di 30 milioni di parole utilizzate nel cinema e nella letteratura, i tre vocaboli piu' comuni della lingua inglese sono You, I e to. Se anziche' migliaia di film e libri, fosse stato preso come base l'inglese di Ya (il gestore dei bungalows dove mi alloggio su Ko Chang) i risultati sarebbero stati sorprendentemente diversi. Dopo dieci settimane sull'isola sono arrivato a comprendere che Ya e' un minimalista. Non nel senso filosofico o artistico dell'espressione, ma proprio in quello letterale: Ya riduce tutto al minimo essenziale, vocabolario incluso. Possiede tre locuzioni che raggruppano un centinaio di significati distinti: 1. For sure, che puo' significare sicuramente, sei sicuro?, non ne sono sicuro, forse e sarebbe meglio. 2. You want to, che sta per volere, potere, dovere, aver bisogno e si applica inoltre, invariato, alle seconde e terze persone tanto singolari quanto plurali. 3. Something like that, quest'utlima espressione e' solita seguire, a mo' di rafforzativo, il vocabolo (uno qualsiasi) del tutto inintellegibile appena enunciato. Temo il giorno in cui Ya dovesse decidere di unire i suoi tre cavalli di battaglia in un'unica frase: "For sure you want to have something like that" potrebbe significare qualsiasi cosa, da Vuoi un piatto di riso? a Non sono sicuro che quel pallone sia gonfiato alla giusta pressione.



Recentemente abbiamo ricevuto la visita di due coppie di anziani Inglesi. Una delle ladies, una signora opulenta tanto nel corpo quanto nell'affettazione del suo inglese da circolo del bridge, si e' complimentata con Ya per il suo eccellente inglese. Da parte mia, non ho potuto fare a meno di chiosare la frase con "For sure", ma nessuno dei due ha colto la sottile ironia e incomincio a temere che il mio senso dell'umorismo stia invecchiando con me e che abbia precocemente raggiungendo il livello di disidratazione di una medusa arenata.

La sopracitata gentil signora ha comunque allietato le mie giornate con altre perle tipo "Oh, anche qui hanno il te', proprio come in Inghilterra!" o "Volevamo andare in Grecia, ma ormai la Grecia e' uguale alla Spagna, quindi siamo venuti in Thailandia" (Cogito ergo sum...). Mi ha anche detto che da quando sono in pensione si sono trasferiti in Francia, e non me ne sono meravigliato neanche un po'. Conoscete il tipo: "In Inghilterra ci sono ormai troppi criminali, ci trasferiamo sulla costa Mediterranea dove, e' si vero che e' pieno di indigeni avidi e pericolosi, ma almeno sono bianchi". A seguito di uno dei suoi consueti ululati di sorpresa (credo dopo aver scoperto che anche i Thailandesi tengono gatti domestici...), ho suggerito a Ya che ero sicuro che prima o poi gli avrebbe chiesto da quanti anni aveva abbandonato il cannibalismo. Ya mi ha risposto For sure, e temo che in quell'occasione volesse dire qualcosa tipo: "Non ho del tutto recepito la sottile, seppur profonda ironia contenuta nel tuo commento". Di nuovo, temo che il mio senso dell'umorismo stia viaggiando verso sponde meno lineari di un fiordo Norvegese!


In realta' voglio bene a Ya e ho poco da prendere per il culo il suo inglese, il mio thailandese e' mille volte peggiore! Qui si tratta di un problema di sistema di immagazzinaggio di dati. Voglio dire, il thailandese e' una lingua piuttosto semplice quanto a struttura grammaticale, ma presenta tre ostacoli pressacche' insormontabili per qualcuno come me, dotato di una certa facilita' di apprendimento quando i dati da ingerire (e digerire) offrono appigli, una similitudine di sorta, a qualcosa gia' esistente nel mio cervello, ma assolutamente negato a trattenere per piu' di cinque secondi qualsiasi dato astratto che gli venga fornito. Per essere piu' chiari, sono uno che ha bisogno di scrivere il proprio numero di telefono sull'agenda per non dimenticarlo!


Il primo dei tre ostacoli e' l'alfabeto, tanto distinto da quello latino da non offrire nessun aiuto di natura visuale. Il secondo e' la brevita' dei vocaboli thailandesi. Sono quasi tutti monosillabi: kuu, kin, muu, khap, ecc. Impossibili da agganciare a qualcosa pre-esistente nella mia banca dati personale. Potrebbe sembrare un paradosso, ma ricordare vocaboli tedeschi, ad esempio, e' mille volte piu' facile. Come si fa a dimenticare krankenschwester o schmetterlind una volta imparati? E la stessa cosa vale per i nomi propri. Qui tutti si chiamano Ho, Ha, Ya, So, ecc. E, continuando con l'esempio della Germania, mi e' piu' facile associare un volto a nomi come Augenthaler, Beckenbauer o Schumacher!


L'ultimo, e di gran lunga il mio nemico piu' formidabile, e' la presenza di toni che, al cambiare, cambiano il significato della parola stessa. Questo e' un concetto del tutto sconosciuto ai miei neuroni ed e' come se volessi far capire a qualcuno che non possiede affatto il concetto di miceti quali funghi sono commestibili e quali no. La parola suai, ad esempio, puo' voler dire tanto bella quanto sfortuna. Dico, non fa lo stesso effetto sentirsi dire "Sei bella" o "Ti auguro tanta sfortuna". Ancor peggio con la parola kluai. Significa, dipendendo dal tono ascendente o calante, banana o pene. Fate voi...

Ma come sono finito a parlare di... ? Hmm... Alzheimer galoppante... Cosa ci faccio in questo internet cafe'? Come mi chiamo?


In realta' avevo intenzione di scrivere due linee su tutt'altro aspetto della quotidianita' Thailandese. Risulta che la Thailandia, a mio modo di vedere uno dei Paesi piu' belli ed ospitali del mondo, pullula di stranieri con l'hobby della critica e con lo zaino pieno di dettagli parchi d'ammirazione per il Paese che li sta ospitando. Si va dalla lamentela sui prezzi ("20 baht per un caffe' e' un furto"), a quella verso la nuova, piu' restrittiva politica di rilascio dei visti turistici, a quella sul degrado delle risorse naturali del Paese, per finire, e questa e' la mia preferita, con quella sul lassismo morale in cui questo Paese e' precipitato. Noi Occidentali che ci permettiamo di commentare la mancanza di morale della societa' Thailandese e' come un matador Spagnolo che decide di fare un appello in TV affinche' il pubblico smetta di mangiar carne. Ma anche il resto delle critiche sono insostanziali, vuote. 20 baht equivalgono a 40 centesimi, qualcuno di voi conosce un qualunque posto in Europa, America o Australia dove una tazza di caffe' costi 40 centesimi? Le nuove regole sull'immigrazione sono una rottura di scatole, e' vero, ma per 25 euro si puo' comunque ottenere -in giornata- un visto valido tre mesi. Le risorse naturali locali sono a rischio, e' vero anche questo, ma in quale Paese non lo sono oggi giorno? E' troppo facile accusare questa gente di costruire bungalows sulla spiaggia per far soldi. Quando in Europa si sostituivano ettari di bosco con fabbriche e ciminiere, non lo si faceva per denaro? Se gli USA trivellano l'Alaska per estrarre petrolio, lo fanno forse perche' un oleodotto abbellisce l'ambiente circostante?


I Thailandesi sono persone sorridenti che sanno cogliere il meglio dalla vita, che sanno vedere il bicchiere sempre mezzo pieno. Per ogni Thailandese disonesto che imbroglia un tursita ce ne sono cento che compiono quotidianamente gesti di disinteressata amicizia verso stranieri non sempre sufficientemente rispettosi. E mettere in luce il male ignorando il bene e' tanto disonesto e parziale quanto un telegiornale di Emilio Fede.

Dimenticavo un ultimo genere di commento negativo: "La Thailandia non e' piu' quella di una volta". Un giorno, sul traghetto Ko Chang-Ranong, ho conosciuto un Tedesco di mezz'eta', semi calvo e dall'aspetto non troppo salubre. Mi ha detto che era stato qui nel '91 e che il posto aveva -ahilui- tutt'altro aspetto. Gli ho risposto, non senza malizia, che probabilmente anche lui aveva tutt'altro aspetto nel '91. Credo che non abbia comunque afferrato la sottile ironia della risposta. E, ancora una volta, temo che il mio senso dell'umorismo...


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