Marcoelitaliano
19/01: Morte nel Pomeriggio
KO CHANG, MARE DELLE ANDAMANE, THAILANDIA
Credo di non esser mai stato portato per una vita eccitante e che tutte le emozioni vissute in questi anni sono arrivate circostanzialmente, mentre cercavo qualcos'altro.
E cosi' come non ho mai considerato il lavoro come qualcosa necessario a dimostrare che esisto, cosi' pure non ho mai sentito il bisogno di iper-impegnare il mio tempo libero (e lavorando il minimo indispensabile ne ho davvero parecchio). Mi stanca il solo pensiero di una prolungata routine lavorativo-produttiva carica di stress, e cosi' pure mi stanca (fisicamente, voglio dire) il solo ascoltare storie di vacanze e viaggi all'insegna dell'azione: "Abbiamo fatto parapendio, poi ci siamo spostati all'interno per fare roccia, il giorno dopo siamo tornati sulla costa a fare surf, abbiamo risalito un fiume fino alle cascate e abbiamo infine passato gli ultimi giorni facendo immersioni nell'oceano". Tutto cio' e' molto moderno, lo riconosco, e' un sistema come un altro per tenere la mente impegnata ed evitare cosi' di porsi scomode domande.
La mia vita sulla piccola e solitaria isola di Ko Chang, invece, si fonda su una tranquilla e serena quotidianita'. Faccio un po' di addominali, corro una mezz'oretta in spiaggia al mattino e a volte vado a fare un giro in kayak nel pomeriggio, ma la gran parte della giornata e' per me un'amaca, un libro, lo sciacquio dell'oceano e i melodiosi richiami di hornbills (non so come si chiamino in italiano) e aironi. Ma...
A meno di due chilometri dalla baia dove mi alloggio sorge l'isolotto di Ko Dom, un ciuffetto di palme e rocce sporgenti dalle acque, un chilometro circa di perimetro sovrastato da un faro segnaletico della marina militare thailandese. Spesso prendo il kayak, traverso il braccio di mare che separa le due isole, circumnavigo lentamente l'atollo e torno infine a Ko Chang. E' un posto affascinante: tanto minuto quanto ribollente di vita. Vi risiede una nutrita colonia di pteropus (una specie di enorme pipistrello) che produce un rumore assordante. Attirate da questi, maestose aquile di mare vi compiono frequenti incursioni: planano leggerissime sull'isola per poi scendere in picchiata come spitfire sui cieli della seconda guerra mondiale. Vado volentieri. E' uno spettacolo che libera la mente ed e' un buon esercizio per braccia e spalle. La traversata dura una quarantina di minuti in condizioni di mare calmo. In condizioni di mare mosso e' un'esperienza da non ripetere...
Non so nemmeno perche' m'ero avventurato, comunque, tutto era filato liscio all'andata. Ko Dom era pero' spazzata da un fortissimo vento, vi regnava un inconsueto silenzio e le aquile erano assenti. Il viaggio di ritorno e' stato un incubo. Le onde hanno incominciato ad assumere dimensioni considerevoli prima, enormi in un secondo momento, e infine terrificanti. Cercavo di prenderle di taglio, ad un angolo di 45 gradi, ma il crescendo cui la marea mi stava sottoponendo non era facile da gestire. Le onde continuavano ad abbatetrsi sulla canoa che a quel punto sembrava una vasca da bagno piu' che un kayak. Incapace di controllarla, ho cercato di spostare il corpo all'indietro per alleggerire la prua e poter tornare a tagliare l'acqua sulla superficie, non come un sottomarino. E in quel momento un'onda ha capovolto il kayak gettandomi in acqua. Ero sott'acqua, avevo perso la pagaia e la mia imbarcazione era rovesciata. Ed ero in balia di un mare in tempesta. Ero troppo lontano dalla riva per potervi spingere la canoa nuotando e, in tali condizioni di mare, neanche abbandonare la canoa e nuotare fino a riva sembrava una via percorribile. Il vento spirava da nord, le onde spingevano con forza verso sud-ovest, cioe' mi stavano spingendo in mare aperto, per cui neanche l'opzione di restare aggrappato alla canoa e andare alla deriva era valida (a meno che non avessi voluto traversare l'intero oceano indiano e raggiungere le coste dello Sri Lanka, chiaro). L'unica opzione era quindi quella raddrizzare il kayak e risalirvi a bordo. Idea piu' facile da pensare che non da mettere in pratica quando non hai appigli e le onde continuano a somemrgerti. Ho provato innumerevoli volte e altrattante volte sono finito in acqua dal lato opposto. Ogni volta piu' esausto. In uno dei tentativi uno spigolo del kayak mi ha colpito in testa aprendomi una braccia sanguinolenta sulla tempia destra. No, non ci sarei riuscito e stavo andando alla deriva verso acque lontane.
L'idea della morte aveva smesso in quel momento d'essere un concetto filosofico e mi si presentava invece come qualcosa di tangibile, reale. E forse avrei dovuto aver paura. Ho sempre pensato che pur avendo una visione "sana" della morte (la considero l'unica vera prova del fatto che davvero viviamo), all'ultimo istante, quando avessi udito San Pietro chiamare "Marco D'Aprile" a voce alta, avrei avuto paura. Ma non ne avevo. Avevo fatto quanto era in mio potere per evitarla, non avevo nulla di cui rimproverarmi e non avevo paura.
Poi tutto e' cambiato. Ho avvistato un peschereccio, veniva verso di me. Veniva verso di me e forse mi avrebbe salvato. E solo in quel momento -paradossalmente- ho avuto paura che forse sarei potuto morire. Non prima. Non quando il mare intorno a me era un deserto e non avevo speranze, ma solo ora che vedevo la prua di una nave avvicinarsi ed ero terrorizzato dall'idea che non mi vedesse.
A posteriori, a mente fredda e col battito cardiaco tornato regolare, ho riflettuto a lungo su tale apparente controsenso. Continuavo a rivedermi serenamente rassegnato aggrappato al mio kayak rovesciato e poi in preda al terrore, incapace persino di afferrare la cima che mi avevano gettato dal peschereccio. Il tutto era davvero irrazionale. Voglio dire, quando ero solo e alla deriva la morte era un'ipotesi piuttosto reale che non mi produceva paura. Quando ero sotto il peschereccio, con quattro marinai che mi prestavano soccorso la morte non era piu' vicina a me di quanto non lo sia in ogni nostra attivita' quotidiana in terra ferma. Se -per assurdo- avessi deciso di mollare canoa e cima e avessi smesso di nuotare, qualcuno si sarebbe tuffato in acqua e mi avrebbe riportato a galla. Ma la paura, tutte le paure, sono in fondo irrazionali, e questa era stata prodotta dall'istinto di sopravvivenza, assopito fino al momento in cui gli era stata offerta una speranza su cui fiorire.
Afferrata la grossa cima ho cercato invano di scalare un fianco del peschereccio. La nave era scarica e la carena, emergendo quasi completamente dall'acqua, lo faceva apparire un baluardo insormontabile. Un muro che non avrei scalato in cent'anni. Tre dei quattro marinai mi hanno quindi issato a bordo di peso, a forza di braccia, con me offrendo la stessa cooperazione che avrebbe offerto un tonno.
Una volta a bordo, solido metallo sotto i miei piedi, mi e' parso d'esser tornato da un lunghissimo viaggio. Mi sono seduto a terra, fradicio, sfinito. Mi sono sporto oltre la paratia per vomitare, il mio stomaco era pieno d'acqua di mare, ma non ci sono riuscito. Il drenaggio di energie tanto fisiche quanto mentali era stato talmente totale che non ero in grado nemmeno di vomitare!
L'equipaggio del peschereccio e' stato grandioso, che Dio li benedica. Era gente di mare e do per scontato che non stavano assistendo a niente cui non avessero gia' assistito. Mi hanno offerto acqua, cibo (rifiutato) e sigarette (rifiutate), hanno ripescato la canoa e persino la pagaia, lontanissima, che faceva strada verso lo Sri Lanka, e mi hanno riportato a "casa".
Sulla spiaggia di Ko Chang mi sono disteso supino, vuoto. Poi mi sono messo a sedere e ho fissato a lungo l'orizzonte, il mare aperto da cui ero appena tornato. Volevo vedere altri pescherecci passar di li e dire a me stesso che era impossibile che nessuna imbarcazione mi avrebbe salvato, avessi mancato quella che in realta' mi aveva salvato. Ma non ne e' passata nessun'altra. Sono restato in spiaggia fino al tramonto e non ho visto passare nessun'altro peschereccio!
Non appena mi sono sentito di nuovo capace di comunicare in maniera coerente ed elaborata sono andato a cercare Ya (il gestore dei bungalows), avevo bisogno di parlare con qualcuno. Mi ha subito chiesto cosa mi fosse successo, indicando la ferita sulla tempia di cui m'ero ormai totalmente dimenticato. Gli ho raccontato tutto e so che se avessi raccontato una storia cosi' a un occidentale questi avrebbe cercato di convincermi ad andare in ospedale o cercare almeno ausilio psicologico o qualche altra cazzata del genere. Ya ha ascoltato tutta la storia e poi ha chiosato "Sei stato fortunato. Molto, molto fortunato. Se non passava il peschereccio, grande, grande problema". Filosofia orientale. Niente e' eterno. Semplicita'.
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Link: Death in the Afternoon
Categoria: General
Scritto da: marcodaprile
Commenti
Fiorello ha scritto:
Tu sei il mio fratello pazzo che cerca la sua strada......cerca almeno di limitare i fuoripista.
P.S. : La prossima volta....consulta il meteo (è una battuta per chi non lo avesse capito)
P.S. 2 : Evita di dirlo a tua madre e spero che non legga il blog.
CIAO
P.S. : La prossima volta....consulta il meteo (è una battuta per chi non lo avesse capito)
P.S. 2 : Evita di dirlo a tua madre e spero che non legga il blog.
CIAO
19/01 16:56:08
jessica ha scritto:
Perchè mi ostino a leggere i fumetti se ho la tua vita da raccontare agli amici;)
Non potrei più felice nel saperti ripescato:):):)
Ti abbraccio cugino S
Non potrei più felice nel saperti ripescato:):):)
Ti abbraccio cugino S
21/01 23:12:43
daniele belluco ha scritto:
Caro marco, sono contento di vedere che ti diverti a spasso nel mondo.
spero di rivederti presto, fatti sentire se ti è possibile.
Un ex della 4^a Progr. ITC De Nino
NON CI RESTA CHE PIANGERE....
spero di rivederti presto, fatti sentire se ti è possibile.
Un ex della 4^a Progr. ITC De Nino
NON CI RESTA CHE PIANGERE....
26/01 17:41:16
Ermanno ha scritto:
Ciao Marco,
stavolta ti scrivo in Italiano ;)
Visto che stai a Ko Chang avessi tempo ti consiglierei di spostarti sulla fantastica, minuscola Ko Mak poco piu' a sud, negli anni mi ha dato grandi emozioni...
So che il posto dove andavo sempre (Lazy Days) ha chiuso ma c'e' comunque sempre il Sunset e (aperto da un paio d'anni il Little Moon - isolato da tutto!!
Felice di leggere che sei scampato ad un destino che mi sento di dire non ti appartiene... ancora!!! ENJOY
stavolta ti scrivo in Italiano ;)
Visto che stai a Ko Chang avessi tempo ti consiglierei di spostarti sulla fantastica, minuscola Ko Mak poco piu' a sud, negli anni mi ha dato grandi emozioni...
So che il posto dove andavo sempre (Lazy Days) ha chiuso ma c'e' comunque sempre il Sunset e (aperto da un paio d'anni il Little Moon - isolato da tutto!!
Felice di leggere che sei scampato ad un destino che mi sento di dire non ti appartiene... ancora!!! ENJOY
30/01 18:16:48








Maurizio ha scritto:
Appena ritornato a raiano, che sie ripartito verso les ondes del mare blu, che cerchi il sole e calore....
Ti saluto dunque, e ti passo uno buon anno (ma mi sembra iniziare bene)da sally e io.
Aspentando altre notizie e storie fantastiche di colore etc ....
Ti passo un gradevole saluti, Maurizio
PS: Fatti sentir piu spesso.