LUBIANA, SLOVENIA
Ricorderò Giovedì 23 Ottobre come il peggior giorno di questo tour 2008. Ho pedalato per oltre un’ora sulla statale numero 3 con camion (pricncipalmente ungheresi) che mi sfilavano accanto attentando costantemente alla mia incolumità. Dopo una ventina di Km la strada si è trasformata in autostrada, un rilievo per me, così almeno avevo un metro di corsia d’emergenza tutta per me. Ma la gioia è stata di breve durata: una pattuglia di polizia mi ha fermato dopo pochi Km, un po’ come era successo nella Repubblica Ceca, solo che mentre quello è un Paese democratico dove i problemi si discutono civilmente, questo è uno stato poliziesco dove la multa rappresenta il fine unico dell’esistenza delle forze dell’ordine. Mi sono rifiutato di pagare i 75€ di multa e i bastardi mi hanno allora confiscato il passaporto. Ho pedalato masticando insulti contro tali servi del potere e sono infine arrivato alla centrale di polizia di Maribor. Qui sono stato accolto con fare nazista da un paio di agenti (uno dei quali era lo stesso che m'aveva multato mezz'ora prima) che in pratica mi hanno detto di tornarmene al mio Paese (ma senza passaporto). Messo alle strette, mi sono autoarrestato chiudendomi nella cella di detenzione. A questo punto ho visto attraverso il vetro antiproiettile l’agente grassone che pochi attimi prima mi aveva gridato in faccia andare nel panico, e col cervello monocellulare prossimo al punto di fusione, agitatissimo, telefonare a qualcuno. Finalmente, un ufficiale è venuto a cercar di mettere ordine nel caos creatosi. Era costui più anziano e direi anche in possesso di un quoziente intelletivo superiore a quello dei primi due (cosa peraltro non difficile) e mi ha spiegato che se decidevo di non pagare, l’unica altra opzione era quella di presentare una denuncia (in sloveno) e attendere quindi l’udienza davanti al giudice (in un’altra città, nonostante Maribor sia il capoluogo della provincia).


Sono andato via dal commissariato livido, fermamente intenzionato a non lasciare partita vinta a questa gang del racket in uniforme poliziesca. Ho incontrato T., le ho raccontato ciò che m’era successo quella mattina e le ho chiesto di tradurmi allo sloveno la memoria da presentare al giudice. L’anziano ufficiale si era persino offerto di scrivermela lui. Che idea brillante: far scrivere a un poliziotto una denuncia contro i loro stessi abusi!


A rendere ancor più triste la mia permanenza a Maribor, T. si è rivelata donna afflitta da logorrea e da nazionalismo esasperato (tanto che sono anche arrivato a sospettare che non avesse tradotto la mia denuncia in maniera fedele). Stando a lei, la Carinzia Austriaca dovrebbe appartenere alla Slovenia, la Venezia Giulia dovrebbe appartenere alla Slovenia, la parte sud-occidentale dell’Ungheria dovrebbe appartenere alla Slovenia, ecc. Si è persino incazzata quando ho fatto riferimento al suo Paese come Balcanico, come fosse un insulto.

La cosa più preoccupante è che T. non è consapevole d’essere un’ultranazionalista del tipo più becero. Avrei quasi preferito avere a che fare con qualcuno che coscientemente portasse la svastica sul braccio piuttosto che con una persona incapace di comporre una frase senza inserirvi le parole Slovenia o sloveno. Suppongo che prima o poi inventerà pure l’avverbio “slovenamente” e il verbo “slovenare”.


Quando le ho detto che ero molto deluso dal modo in cui questo Paese tratta gli ospiti stranieri, si è risentita e mi ha citato un suo viagio in Polonia nel quale le avevano rubato il portafogli e ha aggiunto “Sono cose che capitano”. Un momento, un momento… Un ladro non rappresenta un Paese, un poliziotto Si. Se qualcuno mi avesse fregato la bici il danno sarebbe stato maggiore, ma avrei avuto il diritto di riportare l’accaduto alle autorità, le quali -in teoria- avrebbero fatto giustizia. Ma quando l’ingiustizia viene commessa dalle autorità stesse, cosa resta da fare?


E se è vero che esiste una legge Europea che vieta il transito delle biciclette sulle autostrade, ancor più vero è che se esiste la legge esiste pure lo spirito della legge! Regole del genere possono essere applicate alla lettera in Paesi come l’Olanda o la Danimarca, ma non in Slovenia dove quell’autostrada rappresenta l’unica ragionevole via per raggiungere Maribor, è la continuazione naturale di una strada comune ed in nessun punto appare il divieto di transitarvi in bici. Dacché ho lasciato la Germania mi sono ritrovato costantemente a fronteggiare il problema della mancanza di piste ciclabili o persino di strade carrabili secondarie. In Ungheria, ad esempio, tutte le strade di lunga percorrenza sono segnalate come autostrade e vi sono continui divieti di transito per bici e mezzi a trazione animale, ma quelle stesse strade sono anche le uniche esistenti, tutti lo sanno, gli automobilisti lo sanno, I ciclisti lo sanno… la polizia lo sa e non rompe i coglioni.


Il nucleo del problema è che la Slovenia è una mente Tedesca in un corpo Slavo. Ha preso il peggio di due razze: infrastutture slave, rigidità mentale tedesca. Non sarebbe stupendo il contrario? Piste ciclcabili a go-go e nessuno che ti rompe le scatole! L’Ente Sloveno per il Turismo (cui invierò questo articolo) può pubblicare milioni di copie di depliants patinati con frasi altisonanti sull’unicità di questo piccolo Paese subalpino, ma se poi alla prova dei fatti i visitatori sono oggetto di ostilità xenofoba da parte di chi dovrebbe invece assisterli, beh allora forse il governo sloveno dovrebbe risparmiarsi la vuota propaganda e investire invece nell’educazione dei suoi agenti.


La mattina dopo, smaltita la furia iniziale, ho fatto una piccolo indagine e due calcoli sulle possibili conseguenze di una mia presa di posizione ufficiale davanti al giudice. In caso questi mi avesse dato torto la multa sarebbe raddoppiata e avrei pure dovuto accollarmi il costo dell’interprete. Peggio ancora, sarei dovuto restare a Maribor ancora per qualche giorno in attesa di giudizio. Ho strappato la denuncia e sono invece andato all’ufficio postale a pagare i 75€. A testa bassa, sbuffando come un toro incatenato. Poi sono tornato al commissariato a recuperare il passaporto. Speravo almeno di non trovare lo stesso mentecatto che il giorno prima mi aveva multato e poi mancato di rispetto. C’era invece proprio lui in guardiola. Il giorno prima doveva essere stato strigliato per bene dall’ufficiale anziano, perché questa volta, pensando probabilmente che fossi li per dar vita a ulteriori discussioni, stava per chiamare l’ufficiale di turno senza neanche farmelo dire. Gli ho invece mostrato la ricevuta di pagamento della multa e ho detto semplice e freddamente “Il mio passaporto”. Si è illuminato in volto e stava già incominciando a sciogliersi in frasi paternalistiche come “Visto che era come…” ma l’ho tagliato corto, gelido “Il mio passaporto, vado di fretta”. Si è un po’ rabbuiato, questa volta ero io che gli stavo parlando in maniera irrispettosa, ma si sa, chi è forte con i deboli è poi sempre debole con i forti ed evidentemente i metaforici ceffoni sul coppino presi il giorno prima dal superiore per esser stato tanto stupido da multare un turista ciclista che non stava facendo niente di male (e che poi magari avrebbe pubblicizzato pure l’accaduto) avevano sortito l’effetto di farlo apparire ancor più pateticamente nudo nei suoi complessi d’inferiorità.


ITINERARIO
13 Ottobre: Auschwitz - Pszczyna 25 Km, 1h22', 18.3 Km/h
14 Ottobre Pszczyna - Olomouc (Repubblica Ceca) 152 Km, 8h12', 18.5 Km/h
15 Ottobre: Brno 0 Km
16 Ottobre: Brno - Kobyli 49 Km, 2h45', 17.8 Km/h
17 Ottobre: Kobyli - Trnava (Slovacchia) 102 Km, 5h03', 20.1 Km/h
18 Ottobre: Trnava 0 Km
19 Ottobre: Trnava - Gyor (Ungheria) 99 Km, 5h12', 19.0 Km/h
20 Ottobre: Gyor - Szombathely 108 km, 5h19', 20.3 Km/h
21 Ottobre: Szombathely - Lendava (Slovenia) 93 Km, 5h04', 18.3 Km/h
22 Ottobre: Lendava - Gornja Radgona 54 Km, 2h31', 21.5 Km/h
23 Ottobre: Gornja Radgona - Maribor 37 Km, 2h05', 17.7 Km/h
24 Ottobre: Maribor 0 Km
25 Ottobre: Maribor - Celje 61 Km, 3h45', 16.2 Km/h
26 Ottobre: Celje - Lubiana 73 Km, 3h58', 18.4 Km/h



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Link: Riding Rocinante X: Lubiana (Kms 6744)