Marcoelitaliano
28/07: Cavalcando Ronzinante III: Strasburgo (Km 1534)
STRASBURGO, FRANCIA
"Puoi vivere un'intera vita e, al termine, conoscere gli altri piú di quanto tu non conosca te stesso. Impari ad osservare gli altri, ma non osservi mai te stesso perché combatti contro la solitudine. Se leggi un libro, o mescoli un mazzo di carte, o ti prendi cura di un cane, stai evitando te stesso. Aborrire la solitudine é tanto naturale quanto il desiderio di vivere stesso. Se cosí non fosse, l'uomo non si sarebbe mai preoccupato di creare un alfabeto, né di dar forma a parole senza le quali esisterebbero solo suoni animali, né di traversare continenti -ciascuno per scoprire com'era fatto l'altro."
Appartengo a quella categoria di uomini che passano gran parte della propria vita leggendo, eppure in questo viaggio non avevo quasi avuto modo di prendere in mano un libro. Ieri poi, disteso sulla branda di un ostello mentre fuori la pioggia provvedeva a rendere la verde Svizzera ancor piú verde, sono incappato in questo bellissimo pensiero di Meryl Berkham, pioniera dell'aviazione civile nella prima metá del XX secolo. Vi sono rimasto fermo a lungo, con l'indice a marcare il punto finale dell'ultima proposizione quasi come quelle statue di Cristoforo Colombo tutte con l'indice puntato verso le Americhe.
Viaggiare in bicicletta é forse un altro mezzo per combattere contro la solitudine, e forse non é citato dalla Berkham solo perché nel '36 nessuno ancora lo utilizzava come mezzo per muoversi su lunghe distanze. Eppure é vero, nelle tante ore di solitudine e chilometri ho osservato e mentalmente registrato dettagli estetici e comportamentali di tutti coloro coi quali avevo modo di interagire, ma non ho mai osservato me stesso. Ognuno di noi é come una bilancia: pesa tutto e tutti ma non puó pesare se stessa.
E poi, in realtá, "gli altri" hanno in questo mio viaggio (e in tutti i precedenti) un ruolo fondamentale. Letteralmente. Ho stabilito un budget di viaggio di 20€ giornalieri. Niente se consideriamo i prezzi dei Paesi che sto attraversando. Ho quindi bisogno della collaborazione, dell'aiuto disinteressato di genti straniere che nella stragrande maggioranza dei casi non ho mai visto prima, né mai torneró ad incontrare. In questi primi 19 giorni di viaggio ho pagato per l'alloggio solo in tre occasioni, altrettante volte ho liberamente campeggiato in terreni probabilmente privati ma palesemente accoglienti e nelle restanti 13 notti sono stato generosamente ospitato da gente del luogo. E solo con due d'essi -Silvia a Castelfranco Veneto e Masismiliano sul Lago di Costanza- ero giá amico prima di occupargli la casa con scarsissimo preavviso.
Ogni volta che parto per un nuovo viaggio, ogni volta che la mia immaginazione nomade traccia linee da seguire su mappe e atlanti, qualcuno mi raccomanda di fare attenzione perché il mondo é pieno di pericoli. Si tratta sempre di persone che "il mondo" non lo hanno mai scoperto di persona, per cui stanno opinando su qualcosa che non conoscono. Come se un vegetariano al ristorante raccomandasse a un commensale di ordinare la bistecca ben cotta. A tutte queste persone davvero desiderei mostrare almeno una volta questo lato brillante dell'umanitá che nasce laddove non vi sono diffidenza e preconcetti.
Non con tutti quelli che si incontrano c'é poi necessariamente feeling, intendiamoci. Non sempre si riesce a comprendere cos'é che spinge un'altra persona ad agire o pensare in un determinato modo. A Zurigo, ad esempio, mio occasionale compagno di stanza é stato un Canadese tarchiato e rossiccio, 25 anni, neolaureato in matematica. Era, manco a dirlo, il prototipo di "backpacker", quello che compra il Lonely Planet e ne segue alla lettera consigli ed ammonimenti. Aveva la molto americana abitudine di parlare a voce piú alta del necessario (scarsa autostima?) e una conversazione piú monotona di una corsa di lumache. MI ha detto che erano 10 settimane che viaggiava in Europa e che era giá stato in 11 Paesi. Pausa per lasciare che la notizia suscitasse in me interesse ed entusiasmo e che invece io ho utilizzato per pregare: "Signore, fa che non mi elenchi tutti i posti che ha visitato!".
"... e quindi sono stato a Parigi, poi ad Amsterdam -hey man, I fuckin love Amsterdam- poi in Belgio, nel nord...". A un certo punto ha interrotto tale soliloquio per chiedermi da dove venissi. E li sono stato un pó lento, avrei dovuto rispondere Serbia o LItuania, invece ho detto Italia e ho poi di nuovo pregato: "Signore, fa che non mi elenchi tutti i i posti che ha visitato in Italia!".
"... Rome, Florence, Naples, Cink Terre. Sei stato nelle Cink Terre?"
"No"
"Perché no?"
"Perché quello é il tipico posto dove incontrare tutti i pecoroni della tua tribú" o cosí almeno avrei voluto rispondere. Invece ho inventato una balla davvero inverosimile: "Questioni di tempo, sai, il lavoro...".
Ha chiuso dicendo che aveva visto abbastanza e che era finalmente ora di tornare alla "vita reale". Che tristezza!
La parte meramente sportiva dell'avventura procede bene. In Tirolo ho preso piú acqua di una pianta tropicale nella stagione dei monsoni. Il giorno che da Landeck salivo verso il Passo dell'Arlsberg, porta d'accesso dell'Austria occidentale, pioveva a secchiate. Ne veniva giú tanta che non riuscivo piú a vedere a causa della troppa acqua negli occhi. La strada saliva costantemente e a un certo punto sono stato raggiunto da una coppia di cicloturisti Tedeschi. Abbiamo pedalato insieme durante qualche chilometro e abbiamo raggiunto un quarto ciclista, anch'egli Tedesco, un pó piú anziano. L'acqua continuava a venir giú, la strada ad andar su. Siamo finalmente arrivati a Sankt Anton, una cittadina intensamente turistica dove una casa su due sembra essere guesthouse. Tutti e quattro eravamo ovviamente diretti oltre l'Arlberg, ma a me l'idea di un riparo e una doccia calda in simili condizioni atmosferiche non dispiaceva affatto. Ho proposto agli altri di fermarci e cercare una stanza per la notte. Nessuno ha accettato. Avevvano pianificato di scalare il passo oggi e cosí avrebbero fatto, pioggia (e magari neve in cima) o non pioggia. Anch'io avevo lo stesso piano, ma sono piú bravo a scendere a compromessi col mio orgoglio. Piú tardi, nel tepore di uno chalet alpino, guardavo in TV i ciclisti al Tour de France percorrere le assolate strade di Provenza e pensavo ai tre Tedeschi lí fuori soli contro gelo e montagna.
Il giorno dopo ho scalato l'Arlberg anch'io. C'era il sole. E c'era la montagna. E non avevamo fretta. Né lei, né io.
ITINERARIO
21 Luglio: Sankt Anton - Passo Arlberg - Vaduz (Liechtenstein) 83 Km, 4h29', 18.5 Km/h
22 Luglio: Vaduz - Arbon (Svizzera) 75 Km, 4h20', 17.3 Km/h
23 Luglio: Arbon - Rheinau 89 Km, 5h07', 17.4 Km/h
24 Luglio: Rheinau - Zurigo 50 Km, 3h00', 16.6 Km/h
25 Luglio: Zurigo - Saalhöhe - Basilea 111 Km, 7h08', 15.6 Km/h
26 Luglio: Basilea - Geiswaser (Francia) 56 Km, 3h00', 18.7 Km/h
27 Luglio: Geiswasser - Strasburgo 88 Km, 4h45', 18.1 Km/h
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Link: Riding Rocinante III: Strasbourg (Kms 1534)
Categoria: General
Scritto da: marcodaprile
Commenti
PULCE ha scritto:
Ciao Marcolì a sto giro ti sto leggendo e seguendo di più...e sempre di più aumenta la stima per ciò che fai e ciò che scrivi..ti dico PEDALA PEDALA PEDALA E NON TI STANCARE TROPPO....UN ABBRACCIO FORTE E ALLA PROX...BESOTE EMANUELA
16/08 19:19:41








Patrizia ha scritto: