Marcoelitaliano
17/12: Noi, Al Gore e il Mancato Trekking del Monte Athos
ATENE, GRECIA
Le note di “Zorba il Greco” ci avevano accompagnato durante tutto il volo “Olympic” da Londra ad Atene. Filodiffuse con dolce insistenza, avevano in qualche modo lenito le sofferenze di corpi sballottati dai turbolenti cieli mitteleuropei invernali.
Ad Atene c’era la neve. Juan, al suo primo viaggio internazionale, mi aveva raggiunto a Londra e dopo pochi (ma eterni) giorni di intollerabile freddo e umidità avevamo deciso di volare in Grecia. Il Paese più meridionale d’Europa, una promessa di sole e sirtaki. E invece c’era la neve. Ce lo avevano preannunciato all’imbarco ad Heathrow. Troppo tardi per poter tirarsi indietro. Ed eccoci qui nel centro della capitale meno europea d’Europa, senza una mappa né una guida né conoscenza alcuna della lingua greca. Di notte. Con la neve.
Avevamo scelto la Grecia, oltre che per il supposto clima benevolo, per andar a far trekking sul Monte Athos, una lingua di terra che dalla penisola Calcidica si protende verso l’Egeo come il dito ammonitore di Fra’Cristoforo. La peculiarità di tale luogo risiede nell’essere l’ultimo ridotto di teocrazia nell’odierna Europa superlaica. E non solo. Il Monte Athos vive sul modello, sull’ora e sulle regole dell’impero bizantino. Per riassumere, ciò che nel resto dei Balcani ebbe fine con la caduta di Costantinopoli (1453) qui persiste a quasi sei secoli di distanza. Quasi come quel soldato Giapponese che a trent’anni da Hiroshima e Nagasaki venne ritrovato su un atollo del Pacifico che si ostinava a difendere nella convinzione che la guerra non fosse ancora finita.
Fra le molteplici anacronistiche regole in vigore in questa repubblica semiautonoma, ve n’è una che a me sembrò impossibile quando ne lessi dell’esistenza e che invece risponde al vero: l’insindacabile divieto per le donne di avvicinarsi a meno di 500 metri di distanza dal Monte Athos. E se tale proibizione (risalente al secolo XI) potrebbe spiegarsi con la volontà di mantenere i monaci, unici abitanti del monte, al riparo dalle tentazioni della carne, meno comprensibile è l’estensione di tale divieto alle femmine di tutte le razze animali! Delle due, una: o ‘sti monaci sono dei libidinosi impenitenti con più testosterone di John Holmes, o qualcuno dovrebbe spiegare alle autorità ecclesiastiche che la mungitura della vacca è un atto nutrizionale, non erotico.
Comunque, tanto Juan come io pensavamo che fare a meno per un po’ del buono che madre natura regala (mi riferisco al latte) non ci avrebbe ucciso e che anzi sarebbe stato sciocco rinunciare alla possibilità di un’esperienza simile. Il freddo non ci aveva però dato tregua durante i primi giorni ad Atene e questo Si avrebbe potuto trasformare il trekking sul Monte-Athos-quasi-paradiso in un inferno. Seduti al caldo nicotinoso di una kafeneia ad Omonia, ci recuperavamo bevendo retzina (vino aromatizzato con resina) rosé e seguivamo le previsioni del tempo in greco sullo schermo televisivo. Non capivamo una parola ma il meteo di quel giorno era come un film di Charlie Chaplin: ilare nel suo drammatico mutismo.
Dopo un momento di silenziosa osservazione della mappa della Grecia appena vista ricoperta da simboli di meno qualcosa, Juan mi chiese: “Dov’è esattamente ‘sto Monte Athos?”
“Su, a nord, in quella penisola che sembra una mano aperta.”
“Dove dice -9?”
“Esatto.”
“Marco, ti rendi conto che qui ad Atene stiamo soffrendo come cani e siamo solo a zero gradi? Ti rendi conto che stiamo utilizzando la retzina come anticongelante e che siamo a un passo dal trasformarci in alcolizzati solo per combattere il freddo? E tu mi vorresti portare a camminare per chilometri e chilometri su un monte senza donne, probabilmente senza vino e dove dovremmo scegliere fra dormire all’addiaccio o in celle compartite con una banda di frati misogini che vive nell’età della pietra, e tutto questo a nove gradi sotto zero?” poi, scrollando la testa: “Questi sono proprio i momenti in cui capisco che nessuno ti ama. Io però ho una figlia di un anno e ci terrei parecchio a rivederla.”
Era uno di quegli inevitabili momenti di tensione che vengono a crearsi quando si viaggia in due, soprattutto quando le cose non vanno troppo bene. E in effetti, fra Regno Unito e Grecia il viaggio non ci aveva fino a quel momento risparmiato molestie: la costante pioggia Londinese, un volo che era sembrato più un giro sulle montagne russe che non un aereo di linea, l’inaspettata neve Ateniese, un tassista bastardo, un ostello sfigatissimo e privo di riscaldamento (ed avventori) gestito da una sanguisuga. In più, stavamo bevendo come Cosacchi. Non era colpa mia, ma certo ero stato io a pianificare, organizzare e proporre questa “gita”.
E poi anche il mio entusiasmo per un trekking che si annunciava ormai estremo era andato scemando nei pochi giorni di gelo Ateniese. Forse aspettavo solo che si tirasse indietro Juan per non dover essere io a farlo per primo. Certo, la via direttissima sempre impiegata dal mio amico per dire ciò che potrebbe essere espresso con circolocuzioni politicamente meno incorrette non credo gli riservi un gran futuro in politica qualora decidesse entrarvi. Né, d’altra parte, aiuta a mantenere gli equilibri interpersonali, importantissimi quando si è in viaggio, assolutamente indispensabili quando si è solo in due.
A sera, una volta deciso -semitacitamente- il definitivo abbandono del trekking sul Monte Athos, eravamo in ostello con la nostra dose di retzina mentre in TV andava in onda un’intervista ad Al Gore, recentemente premiato col Nobel per la pace per il suo impegno ecologista contro il cambio climatico. L’intervista era doppiata e quindi, come già accaduto con il meteo nel pomeriggio, quel che si stessero dicendo era a noi ignoto. Ma era ovvio che si parlasse di cambio climatico e di surriscaldamento globale.
Juan: “Ma dove cazzo li avrà fatti quello ‘sti rilevamenti sulla temperatura in aumento?”
Io: “Sicuramente non in questa pensione, sennò avrebbe annunciato un'imminente nuova era glaciale.”
J: “Tu l’hai visto il suo film?”
I: “No.”
J: “Secondo me è troppo forte. Voglio dire, magari le cose che denuncia e preannuncia sono vere ma ha toni troppo apocalittici.”
I: “In che senso?”
J: “Secondo me il messaggio deve sempre essere positivo, di speranza. Dire che siamo praticamente alla fine non porta da nessuna parte. Anzi, quelli che magari farebbero qualcosa se sapessero di avere una speranza finiscono con il lasciarsi andare e il tutto precipita. Nessuna speranza, nessun futuro.”
Io avevo le mani completamente gelate e proprio non ce la facevo a sentir parlare di surriscaldamento globale quando sognavo invece una bella giornata di sole desertificante. La mia vena faceta ebbe la meglio: “Ma in fondo non sarebbe poi male. Pensaci, si alza la temperatura, non c’è più inverno, si sciolgono i geli polari, gli oceani si innalzano di qualche metro, le coste vengono inondate e quindi -occhio- compri oggi una casa nella Svezia centrale a due soldi e te la ritrovi domani in spiaggia, prima linea e sempre al caldo.”
E se non accesi il riscaldamento per accelerare il processo fu solo perché l’ostello non ne aveva uno.
La versione inglese di questo blog la trovi sul sito Travelblog.org
Link: http://www.travelblog.org/Europe/Greece/Attica/Athens/blog-272251.html
Categoria: General
Scritto da: marcodaprile








er Sansecher ha scritto:
by the way, you are doing great!